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Design: Nella casa tecno-eco


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(articolo pubblicato sul numero scorso di Nòva24, clikka sulle foto sotto per ingrandirle)

Come un insetto su un fiore. La Mercury House One è uno spazio abitativo mobile sollevato da terra che tocca il terreno in soli tre punti, è alimentata da cellule fotovoltaiche e rivestita in marmo bianco. Le aperture in acrilico semitrasparente consentono la visione del cielo. Si posiziona su un determinato territorio senza impatto con l'ambiente circostante. Il concetto è quello della tenda più che quello di un edificio con le fondamenta.

Tutto perché l'uomo abbia il minore impatto sulla terra: è la filosofia di Arturo Vittori e Andreas Vogler.
 
MONACO DI BAVIERA
– Il team dei designer di Architecture and Vision, fondato dall’italiano Arturo Vittori e dallo svizzero Andreas Vogler, unisce la tecnologia all’ecologia, in una tecnoecologia che offre le linee guida perché il comportamento dell’uomo abbia il minore impatto possibile sulla Terra.


“Quando la batteria si scarica e
l’energia solare accumulata dalla MercuryHouseOne termina, sei obbligato a
cambiare stile di vita, devi adattarti alla mancanza di energia e pensi che
avresti dovuto gestirla meglio”.
Arturo Vittori parla di MercuryHouseOne da
Monaco di Baviera, proprio dove un anno fa con Andreas Vogler aveva presentato questo
nuovo concept che ora è diventato realtà. “È
un modo per
sperimentare tecnologie
che un giorno possano diventare usuali, esploriamo modi di vita differenti a
basso consumo”.
Mho4  
Il modulo è uno spazio abitativo mobile, sollevato da terra tocca il suolo
in soli tre punti, accessibile mediante una rampa d’ingresso. La “MercuryHouseOne”
è totalmente autonoma, alimentata esclusivamente da energia solare. Nella parte
superiore ci sono cellule fotovoltaiche semitrasparenti che ricaricano le batterie.

La monoscocca in
vetroresina strutturale,  rivestita da
una pelle finissima di marmo bianco scultoreo di Carrara, è suddivisa in
pannelli con un disegno a mosaico.


Le generose aperture,
in acrilico semitrasparente leggermente colorato, espandono lo spazio interno
al paesaggio circostante permettendo inoltre di notte di ammirare le stelle.


La loro fonte di ispirazione principale è la natura con le sue soluzioni
efficienti ed economiche.
“La visione di MercuryHouseOne nasce osservando il nostro mondo che è mobile.

dice Andreas – L’ispirazione viene dalle
automobili, dalle cabine degli aeroplani, dalle capsule spaziali, dai piccoli
ambienti mobili con cui l’uomo esplora le possibilità di vita nel’habitat
terrestre da quasi cento anni”. 


Gli fa subito eco
Arturo:”Abbiamo guardato al leggendario
Airstream, il famoso progetto del caravan degli anni ’30. La sua mobilità ha
consentito all’uomo di tornare a vivere il contatto con la natura”.
In Ohio
William Hawley Bowlus progettò il design delle famose
roulotte di metallo luccicante, dopo che aveva già disegnato lo Spirit
of St. Louis, l’aeroplano con cui lo
 
statunitense Charles
Lindbergh
 effettuò per la prima volta la trasvolata in
solitaria attraverso l'
oceano
Atlantico
.


Mho2  
“L’idea di un
atteggiamento non invasivo nei confronti dell’ecosistema vengono anche dal LEV lunare
(Lunar
External Vehicle). Tale modulo ha la
caratteristica di posizionarsi su un determinato territorio in forma non
permanente e senza impattare in alcun modo, con un approccio leggero  con l’ambiente e sostenibile”.


Il Lev poggia come un
insetto sul fiore e poi riparte con un impatto ambientale minimo. Un
atteggiamento più da tenda che da edificio con le fondazioni. “Molte popolazioni vivono ancora in questo
modo nomade e mobile proprio per inserirsi nell’ecosistema”.


La
MHO appare come l’incontro tra un’automobile e una goccia di acqua che integra
concetti funzionali ed estetici.  “Nella MHO si fondono insieme il concetto
dell’abitare in una casa e lo spazio di un’automobile”
precisa Arturo.
“La forma a goccia è stata scelta per
ottimizzare il rapporto tra superficie esterna e volume interno”.
Mho3  
Uno degli aspetti innovativi del progetto è il nuovo modo di interagire dell’utente
con questo spazio. L’interfaccia per gestire le varie funzioni è un palmare o
un telefonino, un I-Phone per esempio.  
Anche il portellone, che si apre come quello posteriore di un’automobile, è
azionato tramite dispositivo digitale con il wireless che è integrato nella Mercury.


Gli interni possono
essere configurati per accogliere diverse attività e svolgere molteplici
funzioni.


Anche l’estetica è
notevole. Le caratteristiche forme arrotondate prendono ispirazione dalla terra
di Arturo Vittori, la Bocca dell’Inferno del Parco dei Mostri di Bomarzo e le
grotte etrusche della Tuscia prive di angoli a 90 gradi. Il risultato
conferisce a MHO ha un volume compatto dalle dimensioni approssimative di 9 per
4.5 metri, con una superficie esterna di 38 mq.


Il progetto è stato
presentato al grande pubblico Biennale dell’Arte di Venezia.


Un sogno diventato
realtà grazie alla capacità imprenditoriale  della società italiana GVM di Carrara
e del suo
presidente Gualtiero Vanelli.