<<L’arrivo di
Internet nelle trincee della lotta sociale non ha migliorato il mondo, né
l’Italia, anzi. Questo perché, come ho già scritto, il suo scopo era e rimane
quello di drogare milioni di persone comuni, e di far scadere i pochi attivisti
in una patologia ossessiva da attivismo di tastiera che li rendesse del tutto
inutili. Ci sono riusciti, il Potere ha di nuovo vinto>>.
Il pensiero di Paolo Barnard sull’attivismo in rete si può riassumere così.
David Kirkpatrick,
giornalista al Fortune Magazine e autore di The Facebook Effect, la pensa invece così:
<<Sta
succedendo in ogni paese, non solo in Italia. Quando le persone sono indignate
la prima cosa che fanno ora è andare su Facebook è condividere con gli altri il
loro punto di vista. Avviene dalla Nuova Zelanda, all’Egitto, all’Italia e in
ogni paese in cui esista Facebook. È in corso una protesta in Canada contro il
presidente con oltre 200mila partecipanti. In Colombia c’è stata a inizio 2008 la prima
grande protesta con 10milioni di persone. Tutto è cominciato da un ragazzo che
dalla sua stanza ha aperto una pagina su Facebook: “No more killing - no more
lies”. Fu la prima volta che vedemmo l’enorme potere di Facebook.
In
Iran Facebook è uno degli strumenti principali che l’opposizione ha usato e il
loro leader è ancora al potere, ma il messaggio è stato lanciato dal social
network. Il video dell’uccisione di Neda è stato inserito su Facebook è da lì
ha raggiunto tutti i media del mondo. Quel video è stato l’inizio di proteste e
veglie che avvengono ovunque. Clikkando un bottone su Facebook non cambierà il
mondo, ma è un modo per iniziare a far avvenire le cose”. (make
the things happen).
Già
il fatto che molte persone si interessino alla questione fa sì che molti
offline media inizino a interessarsi a quella tematica e si crei un’intesa all’interno
della popolazione. Recenti ricerche dimostrano che l’attivismo offline è nato
in molti casi dopo quello che è partito in Facebook>>.
Arianna Ciccone è d’accordo
con David Kirkpatrick e sta utilizzando il social network di Palo Alto per
diffondere la sua iniziativa di cittadinanza attiva. Motivo dell’attivismo è
una “grave violazione della deontologia professionale” , scrive Arianna nella pagina
del gruppo creato su Facebook e che in 48 ore raggiunge prima 40 mila, poi 50
mila e crescerà ancora.
Arianna scrive al Presidente dell'Ordine dei Giornalisti Lorenzo Del Boca, al Direttore del tg1 Augusto Minzolini e al Presidente della Rai Paolo Garimberti:
”Ieri il tg1 delle 13.30 come sai ha
dato una notizia falsa. Ecco credo che nessuno di noi possa e debba accettare
questo. Mi aspetto quindi una reazione esemplare dell'Ordine rispetto a un
episodio che umilia la professione giornalistica e i cittadini”.
La lettera verrà inviata martedì 2 Marzo alle 13.30. La trovate qui su FB
Dalla parte di Paolo
Barnard o di David Kirkpatrick?
Seguire l’evoluzione di questo caso è sicuramente interessante. Le cose stanno già avvenendo. In rete se ne parla molto.
(Con David Kirkpatrick ho parlato di questo tema durante una lunga intervista che mi ha concesso a Monaco di Baviera).
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