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Il business model lo fa il tecnologo

Mediacamp


 Continua la copertura antinube da Bruxelles in live streaming:

Luca Tremolada, giornalista di Nòva – Il Sole 24 Ore, (qui il suo blog) è stato protagonista del panel conclusosi poco fa "L'ho letto sul telefonino: il futuro prossimo dell'informazione mobile" all'interno del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia. 

Luca sottolinea che se si parla di informazione sul telefonino parliamo di informazione online:

"La sfida degli editori non è quella di fare la versione mobile del giornale, la versione iPad, ma quella di provare a dare delle chiavi di lettura personali degli avvenimenti, così chi legge è in grado di ricostruire quello che succede. La figura che manca e secondo me è quella del tecnologo".

Porta l'attualissimo esempio dell'eruzione del vulcano islandese. 

"Sono disposto a pagare un giornalista che chiami l’Alitalia e che mi aggiorni e mi dica se posso prendere un aereo e come prendere il biglietto. Ci vuole una parte tecnologica che mi dica come fare il biglietto. L’informazione ha un valore se mi dà la risposta alla domanda: 

c’è un aereo da Milano per Catania?"

Essendo giornalista parla come tale: "Io ti dico cosa sta succedendo, ma dopo provo a darti una chiave di interpretazione. Il giornalista e la seconda figura, il tecnologo, mi consentono di capire cosa è successo e come muovermi".


Se editore, giornalista e tecnologo lavorano insieme il lettore pagherà.


Quando si parla di tirare fuori un business model per i giornali il confine con il considerare le news una merce è molto labile.


"Le notizie non sono merce. E se d

omani le notizie diventano merce io sarò costretto a scrivere articoli con dentro il nome dei finanziatori a ogni riga".


Esempio da El Pais e Daily Telegraph

A El Pais ognuno lavora per l'online, per la carta stampata, per il mobile, per la TV.

Quando hanno la notizia il lavoro viene diviso: prima fanno il lancio per il mobile (in un po' più di 140 caratteri), poi la inseriscono nell’online, poi lavorano sul cartaceo. L’editore è così presente su tutto il terreno. 

Il giornalista segue la notizia dall'inizio alla fine. Non ci sono redazioni separate. La critica è che la qualità ne risente perché uno può essere bravo per la carta, ma lento per l’online.


Interessante al Daily Telegraph è stato imbarcare i giovani, per scelta precisa. 

Le varie redazioni si interfacciano continuamente e si confrontano: quella del giornale di carta, quella dell’online (particolare è che redazione del mobile e online sono accorpate) e quella della TV.  Lo scopo del confronto è capire se la notizia possa avere più risalto sull’online che sulla carta.


Le statistiche sugli orari di fruzione della rete

Ricorda Luca statistiche sugli orari di fruizione di Internet e che domani saranno pubblicate in un articolo su Nòva24 cartaceo: il tempo che si spende per informarsi online ha una percentuale bassissima, inutile dire che il porno vince a mani basse…

Quello di cui parla Tremolada è il Giornalismo dell'Innovazione su cui Nòva lavora da tempo: La possibilità di dare una visione al lettore fornendogli gli strumenti per potersi creare una opinione personale: il giornalista-innovatore.

È stato anche tema del BarCamp di un anno fa a Perugia di Luca De Biase che domani alle 12  terrà il suo keynote sul giornalismo del futuro. 


Del panel a cui ha partecipato Luca Tremolada ne ho parlato già qui: Esperimento:informarsi solo sul cellulare per una settimana