Nòva ne parlàva quando in Italia il social network "di moda" era MySpace e Facebook un inglesismo sentito da qualche parte in vacanza.
A parlare è Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn, che, tiene a precisare, non è solo un social network, ma un professional network.
“L'obiettivo è inserire LinkedIn in nuove prospettive e vedere cosa succede”. Lo dice strizzando l’occhio a Jimmy Wales, creatore di Wikipedia che è a due passi. Reid investe anche in Wikia, nuovo servizio wiki creato da Jimmy nel 2004.
“Quando qualcuno mi chiede cosa sia un
social network, mi piace spiegarlo dicendo che ci
sono vari aspetti della vita: quello sociale, quello professionale… Una
metafora che mi piace utilizzare è che MySpace è il bar, Facebook è la casa o
il luogo dove incontri gli amici del college e LinkedIn, invece, è l’ufficio. La
differenza è che al bar vai a bere, in ufficio vai per lavorare”.
La
sua volontà di sopravanzare gli altri social network è lampante. È deciso e
svelto nel parlare Reid. Spesso inciampa nella frase che sta pronunciando
perché ha già in mente quella successiva:”Facebook
viene utilizzato in maggior parte per condividere foto. LinkedIn offre
l’opportunità di trovare lavoro, di risolvere problemi legati al lavoro che hai
già. Quello che mi sto impegnando a
fare maggiormente in questo periodo è far capire come LinkedIn possa cambiare
la vita delle persone”.
Non è semplice stare dietro al suo marcato accento californiano di Stanford.
“In molti pensano che LinkedIn sia utilizzato esclusivamente per lavoro. Certo, è per lavoro, e il lavoro è una delle cose che trasforma la vita delle persone. Ma LinkedIn ha un altro valore aggiunto importantissimo: dà l’opportunità di risolvere i problemi di lavoro confrontandoti con qualcuno che ha avuto già lo stesso tipo di ostacolo. Una conversazione di trenta minuti con un altro utente può far risparmiare errori e settimane di tempo. Ogni individuo ha il potere di collaborare con qualcun altro tramite questo network. Chiunque cerchi un esperto, o anche un giornalista che cerchi esperti da intervistare”.
Reid
sottolinea una peculiarità della sua creatura: la verticalità delle relazioni
interpersonali in LinkedIn: “I legami tra
gli utenti del mio network saranno rinforzati dalla funzione delle raccomandazioni”.
Termine detestato e tanto in voga in Italia, dove la raccomandazione è sinonimo di nepotismo e scorrettezza. All’estero è diverso, la raccomandazione è, nella maggior parte dei casi, un riconoscimento al lavoro svolto. La raccomandazione è una delle funzioni principali di LinkedIn.
I più attivi, nella rete creata da questo paffutello del West America, hanno decine e decine di raccomandazioni virtuali, ma bisogna aver fatto molti lavori e aver conosciuto molte persone, a loro volta utenti di LinkedIn.
Poi, sottolinea la differenza dei rapporti interpersonali tra la realtà di LinkedIn e quella di Facebook, dove si attuano rapporti di tipo orizzontale.
Quando
chiedo a Reid quale sarà la qualità dei rapporti che un social network come il
suo potrà garantire, lui ricorda quali motivazioni l’hanno spinto a ideare
questo progetto:”Voglio creare una
società migliore, facilitando i rapporti di lavoro, tramite questa mia opera di
social networking. La microfinanza può aiutare i paesi in via di sviluppo, infatti
finanzio un’organizzazione che si chiama Kiva. Consiste nel sostenere piccoli
imprenditori. Ognuno ha la possibilità di dare inizio a un business personale e
credo che l’imprenditoria sia la via per apportare grossi cambiamenti nel mondo.
Vorrei che tutte le persone in ogni parte del globo siano connesse l’un l’altra”.
Reid
crede fermamente nel lato positivo della globalizzazione.
Sul futuro.
“Abbiamo realizzato un nuovo prodotto a Novembre 2007, ma siamo a metà strada. Quello che vogliamo è mettere a disposizione notizie comuni a uno stesso network, in maniera tale da far condividere informazioni che interessino tutti gli operatori. Magari informazioni che il capo di una compagnia ritenga dovrebbero sapere tutti i suoi dipendenti”.
Sulla gerarchia organizzativa della sua compagnia è molto
chiaro:“Ci sono precise linee di comando
che si avvicinano più a una gerarchia militare che a una democrazia. Credo sia
giusto che ci sia una persona che abbia la responsabilità precisa di rendere
produttiva la società. Credo sia giusto anche nelle società virtuali”.
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