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Allerta massima per il G-20 in Corea del Sud

di Ciro Colangelo per Nouvelles Bruxelles da Seoul sul G-20

SEOUL – C'è grande attesa a Seoul per il summit del G20-1 partecipazione di 33 tra i massimi leader mondiali e dei loro numerosi delegati nazionali che saranno tutti ospitati in 3000 stanze di 12 hotel di lusso della città. I grandi della terra si ritroveranno qui per cercare di ridefinire le regole del sistema monetario internazionale e la governance globale con l'obiettivo di spingere la crescita in maniera equa e sostenibile e ridisegnare la mappa delle relazioni economiche internazionali in chiave multilaterale, consentendo alle economie cosiddette “emergenti” di entrare definitivamente nel club dei Big. In questa direzione procede anche il recente progetto del «nuovo» Fondo monetario internazionale che ripartisce i diritti di voto in maniera più conforme rispetto al peso delle economie dei paesi emergenti. Un passo in avanti fondamentale ma non sufficiente per la completa democratizzazione di questo organismo che per 65 anni ha deciso le sorti dei governi concedendo prestiti mirati in cambio di aggiustamenti strutturali gravosi per le popolazioni.

TUTELARE LE ESPORTAZIONI – I paesi occidentali faranno di tutto per convincere la Cina a porre fine alla svalutazione dello yuan nei confronti dell'euro e del dollaro. Washington e Brussels vogliono tutelare le loro esportazioni ed impedire che l' export cinese sia più competitivo sui mercati internazionali; il rischio da scongiurare è lo scoppio di una guerra valutaria, combattuta attraverso le armi dei tassi di cambio, che danneggerebbe non soltanto le economie occidentali, ma anche quelle delle economie emergenti che hanno bisogno dei mercati occidentali per continuare a crescere a due cifre.

DISOCCUPAZIONE - Tra gli altri temi che verranno affrontati, quello relativo all'altissimo tasso di disoccupazione che impedisce l'uscita completa dalla crisi. Questa preoccupazione è emersa in questi giorni in una dichiarazione congiunta dei capi di stato e di governo dell'Unione Europea in cui è stato chiesto al G20 di adottare misure draconiane per arginare questo fenomeno che rischia di compromettere anche l'ordine sociale, oltre a quello economico.

G20-3 MINACCE DALLA COREA DEL NORD – Nella penisola sudcoreana il G20 sarà una vetrina internazionale ed il governo conservatore di Lee Myung-bak sta adottando provvedimenti severissimi per evitare qualunque tipo di “inconveniente” che possa disturbare i lavori del summit. Nel mese di ottobre il governo ha promulgato una legge speciale che concede maggiori poteri alla polizia e vieta tutte le manifestazioni organizzate in quel periodo nel raggio di 2 kilometri dal luogo del summit, il centro congressi Coex a sud della capitale coreana. Saranno circa 50.000 le forze dell'ordine schierate (un reparto specializzato anche in arti marziali) e secondo i giornali locali è il più grande dispiegamento di polizia nella storia del paese.

I motivi sono molteplici e le minacce potrebbero provenire dall'interno della Corea del Sud, ma anche dall'esterno, in particolare dall'acerrimo nemico del Nord.

Sul fronte interno, la polizia sudcoreana teme possibili manifestazioni violente anche perché il particolare momento di crisi economica globale si intreccia con alcune rivendicazioni locali, come quella dei veterani delle forze armate speciali che protesteranno per chiedere una riforma che conceda loro maggiori privilegi, quella dei sindacati d'opposizione e dei comitati di protesta che accusano il governo di usare l'evento per reprimere democrazia e diritti umani e scenderanno in piazza sfidando i divieti governativi.

IL RATTO LEE – Come esempio di repressione preventiva, gli organizzatori hanno citato l'esempio di un uomo arrestato in questi giorni per aver disegnato l'immagine di un ratto su un poster di pubblicità del vertice. Questa immagine è stata spesso usata nelle vignette antigovernative che spesso ritraggono il presidente Lee come un ratto. Inoltre un particolare curioso è che la parola coreana che indica il ratto è "Jee", proprio come la "G" del G20.

INCIDENTI AI MONDIALI DI CALCIO – Sul fronte esterno, le autorità governative temono G20-4 “sorprese” da parte della Corea del Nord che potrebbe avere tutto l'interesse a rovinare il summit. Del resto la storia insegna che alla vigilia di importanti appuntamenti, Pyongyang ha cercato di dimostrare al mondo intero la vulnerabilità del nemico del Sud nonché fedele alleato degli USA. Così successe nel 1987, un anno prima delle Olimpiadi di Seoul, quando agenti nordcoreani fecero esplodere un aereo sudcoreano uccidendo 115 persone. Nel 2002, quando la Corea del Sud si apprestava ad ospitare i Mondiali di calcio, la marina nordcoreana affondò una nave di pattugliamento sudcoreana. Negli ultimi mesi le relazioni tra i due paesi sono diventate sempre più tese, soprattutto dopo il caso della corvetta sudcoreana, la Cheonan, silurata a marzo 2010 nel mar Giallo. Nell'incidente morirono 46 marinai ed una commissione d'inchiesta sudcoreana ha attribuito la responsabilità al regime di Pyongyang. Alcuni giorni fa, soldati di entrambe le parti hanno sparato alcuni colpi lungo la linea di frontiera che separa i due paesi che sono ancora formalmente in
guerra perché il loro conflitto, iniziato nel 1950, terminò con un armistizio e non con un Trattato di pace.

ATTACCHI CIBERNETICI – L'esercito sudcoreano è comunque pronto ad intervenire per bloccare ogni tipo di attacco, da quello armato a quello cibernetico, infatti secondo le agenzie di stampa nazionali, hacker nordcoreani stanziati in Cina stanno iniziando alcuni attacchi cibernetici contro i sistemi di comunicazione della Corea del Sud per raccogliere informazioni sul summit di Seoul. Sono quindi parecchi i motivi di preoccupazione e resterà da vedere se le vicende politiche del 38° parallelo e le rivendicazioni dei sindacati e dei comitati di protesta incideranno o meno sull'agenda del vertice mondiale che tutti ci auguriamo non si riduca all'ennesimo braccio di ferro USA-CINA (G2) ma coinvolga le aspettative di tutti gli attori in gioco e cerchi di trovare soluzioni e formulare politiche in grado di portare l'economia globale fuori dalla crisi economica internazionale e  diminuire i tassi di disoccupazione.

 (foto di Ciro Colangelo)

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