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Intervista con Daniel Domscheit-Berg, ex braccio destro di Julian Assange

mia intervista per il cartaceo di Nòva24 da MONACO DI BAVIERA

IL CLUB DI HACKER ERETICI «CHAOS COMPUTER», CUI ADERISCE IL FONDATORE DI OPENLEAKS, È NATO NEL 1981 PER OPERA DI Wau Holland

2 «La trasparenza aiuta a capire la realtà. Ci consente di arrivare alle informazioni e comprendere meglio le strutture complesse delle nostre società». Daniel Domscheit-Berg, conosciuto come il numero due di Wikileaks, è stato il braccio destro di Julian Assange dal 2007 al 2010. Domscheit-Berg o Schmitt? Schmitt è stato il falso cognome con cui l'hacker tedesco ha coperto la sua identità durante l'attività di curatore e portavoce di Wikileaks. È a Monaco di Baviera alla conferenza Dld. Ha gli occhi svegli e un atteggiamento dimesso, opposto a quello spavaldo di Assange. La sua collaborazione con l'australiano è terminata a settembre scorso quando è uscito da Wikileaks con altri dissidenti in aperta polemica con il biondo di Townsville.
«Wikileaks è diventato uno strumento politico. Penso che la tecnologia debba essere neutrale perché così il meccanismo può essere difeso e protetto da chi ha interesse a sopprimerlo». I problemi globali vanno affrontati partendo da quelli locali. «Credo che il segreto per il futuro sia il non avere bisogno di grandi soluzioni. Abbiamo problemi molto specifici e bisogno di piccole soluzioni».
È fiero di un grande merito che si può attribuire al suo lavoro con Wikileaks. «Il dibattito sulla trasparenza, su cosa sia giusto tenere segreto e quello che deve essere pubblico, ora è un dibattito condotto in ogni parte del mondo». Un motivo di orgoglio per chi come lui fa parte del Chaos Computer Club, organizzazione tedesca di hacker etici. A breve sarà disponibile in Germania un libro sulla sua esperienza con Wikileaks ed è online da alcune ore un nuovo sito web per divulgare conoscenza, Openleaks

Scherzo del destino, il sito Cryptome, che pubblica dal '96 dati privati, ha già rilasciato un'anteprima di Openleaks. «Non solo giornali, ma anche organizzazioni non governative e chi ha interesse a informare i cittadini può ricevere leaks da fonti anonime». La differenza nel metodo con il precedente sistema è netta. «Di entità come Wikileaks ora ce ne sono già tantissime. In una società democratica non ci dovrebbe essere una sola soluzione per problemi rilevanti, ma molte vie. Le persone dovrebbero poter scegliere quale preferiscono».
Daniel vede il segreto nella neutralità dello strumento e la stoccata che tira a Julian Assange è netta. «Se fornisci una tecnologia, questa rimane potente se resta neutrale e non viene usata per uno scopo particolare. È forte se la apri a tutti quelli che vogliono utilizzarla. Contatteremo noi chi diffonderà le informazioni, come i giornali. Anche se attualmente sono loro che già ci chiedono di partecipare». 
Per il momento chiedono ai partner a cui forniranno la tecnologia di fittare tre server di Openleaks, così potranno alleggerire i costi.

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photo by  Hubert Burda Media