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Intervista con Pete Cashmore di Mashable

Petepassport mia intervista per il cartaceo di Nòva24 da:
MONACO DI BAVIERA -
Pete Cashmore è il fondatore di Mashable, blog tra i 10 più influenti al mondo. Nato nel 2005, è un esempio di editoria online, con 40 impiegati, di cui trenta a New York, altri a San Francisco, uno a Zagabria e uno a Barcellona. Si occupa in particolare di social media. Secondo Pete Cashmore il futuro dell'editoria è nei tablet: «Il supporto cartaceo scomparirà, le notizie rimarranno, sta semplicemente cambiando il formato. Credo nelle apps su iPad e nei fenomeni come Flipboard». L'applicazione, gratuita su iPad, preleva le news linkate sui social network come Facebook e Twitter e le aggrega come in un giornale, e ha ottenuto oltre 10 milioni di dollari di finanziamento. «Le pubblicazioni online tendono a essere specialistiche, su notizie tech per esempio. Fino a quando i giornali cartacei esisteranno potranno scegliere in questo mare di notizie e godranno della forza dell'online».

Cashmore è scozzese, ha 25 anni e la sicurezza di chi proviene dal successo di Mashable, più di due milioni e 700mila followers su Twitter. «I miei hashtag (le parole chiave su Twitter) per il futuro sono: local, mobile, iPad, risorse online». L'iPad, secondo Pete, ha innescato la rinascita di riviste e quotidiani in condizioni di crisi. «L'applicazione di Wired per iPad ha generato una tempesta di pubblicità, introducendo la natura tattile della stampa nel mondo digitale. L'iPad consente agli editori di far pagare i contenuti, come avviene per i giornali cartacei, anche se questa tendenza è da tenere sott'occhio perché si stanno sviluppando diverse opzioni».
Mashable offre le sue news gratuitamente: «Pagare per le notizie è problematico. Ci sono tipi di news per le quali le persone continueranno a pagare, come le informazioni finanziarie del "Wall Street Journal": è come un investimento per produrre del nuovo denaro. Per le notizie generaliste non c'è un mercato».

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Pete scrive ogni settimana di tecnolgia per la Cnn. Il potenziale degli editori online gli è chiaro. «Il potere è nel brand advertising, in particolare è molto potente il social advertising. I pubblicitari ci contattano per raggiungere un certo target demografico. Per esempio ci stiamo occupando della campagna Refresh Project di Pepsi. Noi la supportiamo con dei post su Mashable sul web design di successo, inserendo un logo con scritto "supported by Pepsi"».

Il brand deve mostrare emozioni secondo Pete. «Il problema è che il brand è spesso anonimo, difficile da connettere». Gli piace spiegarsi con esempi: «Il brand Ann Taylor ha creato una pagina fan su Facebook e ha iniziato a inserire immagini di modelle magre con i loro vestiti. La gente non riusciva a immedesimarsi. Hanno iniziato così a umanizzarlo postando foto di persone normali, in ufficio». Uno dei valori aggiunti di Mashable, e a cui Cashmore tiene molto, è la precisione dei dettagli: «Quello che si trova in rete è spesso inaccurato. Credo che sia una caratteristica che fa la differenza, sia per noi che per Techcrunch e altri blog specializzati». La diffusione di Mashable è avvenuta proprio con i social media. «La nostra audience è fondamentalmente composta da editori che condividono sui social media il nostro materiale. Possiamo così dire che la nostra audience è il nostro canale di distribuzione». (g.d.pa.)

twitter.com/giovannidepaola

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