”Mai come oggi è importante raccontare e ricordare quello che i migranti italiani hanno patito durante il loro esodo lavorativo negli anni del dopoguerra”. Hervé Guerrisi interpreta a Bruxelles, in francese, Italiani Cìncali!, spettacolo teatrale dell’attore e regista Mario Perrotta e del drammaturgo Nicola Bonazzi. Hervé è nato in Belgio ed è nipote di un minatore calabrese migrato nel Paese delle miniere di carbone. La storia familiare di Hervé spiega l’urgenza di raccontare il percorso di suo nonno, comune a tanti altri migranti italiani , tramite questo spettacolo. “L'urgenza di Hervé nel voler fare questo spettacolo è la stessa mia: si tratta di un pezzo della sua vita”. Sottolinea Mario Perrotta sul suo sito web. Con la parola “Cìncali” vengono apostrofati gli italiani in Svizzera. "Zingari", dice chi ha vissuto nei cantoni. O può essere ricondotto al “cinque” pronunciato dai migranti padani che giocano a morra. "Cìncali": quelli che dicono cinque.
“Abbiamo due milioni di disoccupati da assorbire. La nostra popolazione in età produttiva aumenta di 350 mila unità all’anno. Mentre il nostro suolo con le sue scarse possibilità non permette di dare lavoro a tutti. Questi dati spiegano la dolorosa, ma assoluta necessità di migrazione che il Governo cura sforzandosi di ottenere, per coloro che sono costretti di recarsi all’estero, delle migliori condizioni di vita”. È il sottosegretario agli esteri, onorevole Brusasca a parlare il 23 giugno 1946. Solo una settimana dopo il referendum Monarchia- Repubblica. Con il Belgio viene stabilito un accordo particolare: per ogni minatore italiano inviato, l’Italia avrebbe ricevuto in cambio 200 kilogrammi di carbone al giorno.
Un uomo per un sacco di carbone. Nei paesi spuntano uffici di collocamento come funghi con offerte che poi si rivelano tutte false. Questi sono i manifesti che venivano affissi: “ANNUNCIO-ANNUNCIO. Grande occasione di lavoro nelle miniere del Belgio. Lavoro poco faticoso e ben retribuito. Vitto e alloggio convenientissimi. Possibilità di farvi raggiungere dalle vostre famiglie dopo qualche mese. Non perdete questa occasione, rivolgetevi all’ufficio di collocamento del vostro Paese”. L’America trasferita in Europa. Le baracche dove inizialmente vengono ospitati i minatori sono quelle dei lager nazisti liberati dall’Armata Rossa.
I minatori scendono a più di un kilometro sottoterra, dove la temperatura delle rocce è di 45 gradi e si respira a fatica. Nella vena di carbone si deve entrare da sdraiati, è strettissimo. Se passa la lampada del capo-squadra, passa anche il corpo umano. La lampada è alta 25 centimetri.
Buio e polvere dentro i polmoni. Quella polvere che ha fatto ammalare di silicosi tantissimi minatori anche anni dopo aver smesso di lavorare.
L’inferno lavorativo del Belgio.
Hervé Guerrisi, che ha tradotto anche lo spettacolo in francese, porta per mano lo spettatore lungo tutto lo spettacolo generando sorrisi, quando racconta del postino del paesino del Salento che “consola” porta a porta tutte le signore con i mariti lontani. Fa commuovere quando racconta del postino che inventa un mondo di fantasia per non far preoccupare le mamme. “Perché le mamme non sono persone qualunque. Sono le mamme”. Riferisce anche a Donna Natalia tante bugie sulla sorte del marito Michele, morto nella “mina”, come la chiamano gli italiani migrati da anni storpiando dal francese.
Donna Natalia ha capito tutto, ma ringrazia il postino, rincuorata perché finalmente potrà davvero ricongiungersi con suo marito.
Articolo su visita a miniera di Marcinelle-Bois Du Cazier.
Sito Web La Vénerie, centre Culturel de Watermael-Boitsfort.
Qui di seguito una parte dello spettacolo interpretato da Mario Perrotta in italiano.
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