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Megafaun, giù la barba

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tastiere, suona la chitarra e canta, non si risparmia e il banjo è solo un ricordo. Suo fratello Bradley ha abbandonato il basso per la chitarra, la barba per un paio di baffoni alla generale Custer e i molti kili che aveva. L’unico ad essere rimasto barbuto è il batterista Joe Westerlund. Sono cambiati molto da quando iniziarono nel 2007, nascendo dalle ceneri dei DeYarmond Edison in cui suonava anche il loro amico Bon Iver.

C’è anche Nick, e chi diavolo è Nick? Il bassista, ha un volto da ragazzino e sembra timido, ma c’è da capirlo, è alla sua seconda esibizione con i Megafaun. Con influenze di Neil Young e Dave Matthews i Megafaun uniscono alla tradizione del folk e blues statunitense contaminazioni esterne: “I Megafaun non solo compilano un catalogo di linguaggi musicali americani, ne generano di nuovi” dice la rivista statunitense specializzata Pitchfork. E' un piacere ascoltare le armonie vocali di The longest day. His robe è la canzone che canta Joe, il batterista, in un esplosione di gospel folk. Chiudono con la ritmica Guns. 

I ragazzi di base a Durham non se la tirano, anzi. A fine concerto si siedono sul bordo del palco e iniziano a parlare con i propri fans per vendere in prima persona “Megafaun”, l’album che uscirà il 20 settembre, di cui Bon Iver ha detto: “Ho ascoltato il loro nuovo album e ho pianto. È perfetto”. (I've been listening to their new record the last couple days and just crying like a total pussy).

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