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Corte Ue: internet provider non possono imporre filtri contro download illegale. Kroes: favorevole


463px-Piratpartiet.svgUPDATE
: Il commento della Vicepresidente Neelie Kroes responsabile per l'Agenda Digitale è in accordo con quello della Commissione: "Accogliamo favorevolmente quello che chiarisce la Corte sull'interpretazione delle ingiunzioni e la loro applicazione nell'ampio contesto del Diritto comunitario, 
in particolare il divieto sancito dalla direttiva sul commercio elettronico di imporre agli intermediari in rete un obbligo generale di sorveglianza". 


NO FILTRI ANTI-PIRATERIA - La Corte di giustizia dell'Unione europea ha sentenziato oggi che i fornitori di accesso internet (i provider) non possono imporre filtri per contrastare la pirateria online. 

 

INCOMPATIBILITA' CON DIRETTIVA COMMERCIO ELETTRONICO - La Corte ha spiegato che "l'obbligo per un internet provider di filtrare il traffico online è incompatibile con la direttiva sul commercio elettronico e con i diritti fondamentali". La direttiva sul commercio elettronico impone, infatti, alle autorità nazionali il divieto di adottare misure che obblighino un fornitore di accesso a internet a sorvegliare le informazioni che trasmette sulla propria rete.

  

La Corte ha dichiarato che predisponendo un sistema di filtraggio il giudice nazionale non rispetterebbe
l’obbligo di garantire un giusto equilibrio tra il diritto di proprietà intellettuale, da un lato, e la libertà di impresa, il diritto alla tutela dei dati personali e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni, dall’altro. 

 

58434459_a059d9886b_oTUTELA DATI PERSONALI E LIBERTA' DI COMUNICAZIONE - Tale controllo "implicherebbe un’analisi sistematica di tutti i contenuti, nonché la raccolta e l’identificazione degli indirizzi IP degli utenti che effettuano l’invio dei contenuti illeciti sulla rete, indirizzi che costituiscono dati personali. Dall’altro, detta ingiunzione rischierebbe di ledere la libertà di informazione, poiché tale sistema potrebbe non essere in grado di distinguere adeguatamente tra un contenuto illecito ed un contenuto lecito, sicché il suo impiego potrebbe produrre il risultato di bloccare comunicazioni aventi un contenuto lecito". 


LESIONE DIRITTI FONDAMENTALI - "Il sistema di filtraggio - ha detto la Corte - è idoneo a ledere anche i diritti fondamentali dei suoi clienti, ossia i loro diritti alla tutela dei dati personali e la loro libertà di ricevere o di comunicare informazioni, diritti, questi ultimi, tutelati dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea".

 

SENTENZA CHE AVRA' FORTE INFLUENZA IN EUROPA - "La decisione di oggi della Corte di Giustizia è destinata ad influenzare in maniera decisiva il dibattito, a livello sia europeo che nazionale, circa le modalità di repressione della pirateria online" ha spiegato Innocenzo Genna, ex-presidente Ecta. "La sentenza della Corte Europea - ha indicato Genna - costituisce una solida cornice per la Commissione Europea che sta analizzando propose per lo sviluppo dei contenuti online, la lotta alla pirateria online, lo status degli ISP, i rapporti tra le varie normative coinvolte (privacy, diritti umani, commercio elettronico, copyright). Per quanto riguarda l’Italia, la sentenza appare in piena condivisione con le posizioni più moderate di AGCOM in tema di tutela del diritto d’autore, rappresentate dal commissario Nicola d’Angelo".


DA DOVE NASCE LA SENTENZA - Questa causa è scaturita da una controversia tra la Scarlet Extended SA, un fornitore di accesso a Internet, e la SABAM, una società di gestione belga incaricata di autorizzare l’utilizzo da parte di terzi delle opere musicali degli autori, dei compositori e degli editori.

Nel 2004 la SABAM ha scoperto che alcuni utenti di internet che si avvalevano dei servizi della Scarlet scaricavano da Internet, senza autorizzazione e senza pagarne i diritti, opere contenute nel suo catalogo, utilizzando reti «peer-to-peer».

Su istanza della SABAM, il presidente del Tribunal de première instance de Bruxelles (Belgio) ha ordinato, a pena di ammenda, alla Scarlet, in qualità di fornitore di accesso ad Internet, di far cessare tali violazioni del diritto d’autore, rendendo impossibile ai suoi clienti qualsiasi forma di invio o di ricezione mediante un programma «peer to peer» di file che contenessero un’opera musicale appartenente al repertorio della SABAM.

La Scarlet ha interposto appello dinanzi alla Cour d'appel de Bruxelles, asserendo che l’ingiunzione non era conforme al diritto dell'Unione in quanto le imponeva un obbligo generale di sorveglianza sulle comunicazioni che transitano sulla sua rete, circostanza a suo avviso incompatibile con la direttiva sul commercio elettronico e con i diritti fondamentali.


foto: simbolo del partito pirata svedese, Piratpartiet, che mira a rivoluzionare le leggi sul copyright
foto2: by Bigmick

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