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Benigni cita Paz e Pert

Pazienza_Pertini

‎"Mai tornare indietro… neanche per prendere la rincorsa…". Roberto Benigni cita, durante lo show di Fiorello, quando parla di Pertini, Andrea Pazienza, detto Paz, fumettista italiano, geniale e controverso. 

PERTINI / PAZ – Pazienza disegna per la prima volta Pertini sulla copertina de Il Male in occasione del rapimento di De Andrè raffigurandolo addolorato (qui a sinistra) e poi ne nasce un libro, 'Pertini', in cui Paz lo rappresenta sportivo, ironico protagonista di storie improbabili.

IL RICORDO DI BENIGNI  - Qui di seguito un bel ricordo di Paz scritto nel 2005 da Roberto Benigni:

Andrea Pazienza era l'albero del paradiso. Ci ha fatto intravedere la bellezza e poi ha chiuso tutto, però ci ha lasciato dei frutti proibiti e noi ce li siamo mangiati, li abbiamo assaporati. Ci resta una grande voglia di vedere compiute le storie incompiute, chissà cos'altro ci avrebbe potuto regalare. Andrea era vicino a tutte le età; poteva essere un bambino e un vecchio, una donna e un uomo, un animale o una biro.


Era eclettico ed anche molto bello: aveva la gioia di vivere negli occhi. Era il capostipite di una grande scuola che non ha avuto poi nessun allievo prediletto perché era inimitabile, un talento irripetibile. Quando usciva un fumetto nuovo di Pazienza era una delle forme della felicità, mentre lo leggevo non volevo essere disturbato da nessuno. Mi colpivano soprattutto l'uso dei colori e la sperimentazione della forma dell'immagine, il modo in cui creava.


Non c'era mai poeticume nelle sue opere; era sempre duro, ma duro come lo può essere un bambino. Vedeva tutte le cose come le si vedono per la prima volta. Il suo tratto nel disegno era stravagante, un caos rigorosissimo. I suoi testi provenivano dal parlato; era un grande poeta, un linguista vero perché i suoi testi erano frutto di un genio letterario innato.


Tutti dicono che era michelangiolesco, ma Andrea Pazienza apparteneva molto di più alla scuola di Giotto e di Masaccio; aveva la forza e la rudezza del Masaccio e l'invenzione di Giotto. Mi piaceva tanto la sua cattiveria e la sua forza; graffiava e non era mai melenso. Quando c'era il sublime era sempre sorvegliato dal comico. Gli sono attaccato come si è attaccati ad un amico, ci siamo visti tante volte e ci si voleva bene senza mai chiederci il perché, come le cose più belle.


Era una gioia averlo accanto, tra noi eravamo sempre in stagione di fioritura. Con Federico Fellini parlavamo spesso di lui, era uno dei nostri pupilli, uno dei nostri amori, uno dei nostri argomenti preferiti. Fellini infatti lo usò per la locandina de La città delle donne. A me sarebbe piaciuto tantissimo usarlo anche come attore perché era meraviglioso, aveva una faccia straordinaria, mi metteva una grande allegria guardarlo. Era proprio lo spirito fanciullesco dello scugnizzo, dell'intelligenza pura in tutti i sensi. Ma proprio quando il nostro rapporto stava maturando per dare dei frutti, Andrea è venuto a mancare. Ogni tanto lo penso e qualche volta lo sogno pure; a volte ho sognato con i suoi disegni e i suoi colori.
 

tratto dal catalogo della mostra «Andrea Pazienza. Amore, è tutto ciò si può ancora tradire…» al Vittoriano a Roma 2005.

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