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Siamo tutti in “Exils”, di Fabrice Murgia

Il y a trop
foto © Cici 

“Ci sono troppi stranieri nel mondo…”.

“Sono qui perché posso”.

Sono due delle frasi più significative di uno spettacolo che non risparmia scene forti: EXILS, del talentuoso regista Fabrice Murgia, 28enne belga di Verviers .

In Exils si incontrano 3 giovani europei e un migrante clandestino. “Non so più chi sono”, dice il senegalese Kabila (nome reale dell'attore) arrivato in Europa dall’Africa,  ma non è l’unico ad affrontare il dramma dell’esilio. Anche gli altri personaggi vivono, a loro modo, una perdita di identità nel proprio Paese. “Sposami”, chiede Kabila a una ragazza incontrata da poco e vittima lei stessa di un’alienazione dovuta a un lavoro ripetitivo.

Kabila è medico, come medico è anche un giovane malato che si confronta con la morte e che assiste passo dopo passo al proprio corpo che si corrode. Vive infatti con un manichino di fianco che ha le sue sembianze e lo rappresenta senza vita. Quella vita che non soddisfa una poliziotta stanca della sua divisa. 

Fabrice Murgia ha la capacità di costruire forti immagini teatrali utilizzando luci, fumo, suoni, giocando con un sipario che si chiude a ogni scena e si riapre immediatamente con uno scenario completamente diverso.

Ho visto questo spettacolo, che rientra nel progetto Villes en scene/Cities on stage finanziato dalla Commissione europea, sabato al Theatre National di Bruxelles e chi vuole lo può ancora trovare fino a sabato 11 febbraio.

Qui una presentazione video:

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